Progetto Cellula

“dalla Natura selvaggia dipende la sopravvivenza del mondo”

H. D. Thoreau

Mathis Wackernagel e i suoi collaboratori hanno misurato l’impronta ecologica* dell’umanità e l’hanno messa in relazione con la capacità di carico del pianeta; secondo i calcoli, il consumo di risorse da parte dell’umanità, messo a confronto con la superficie disponibile, oltrepassa la capacità del pianeta di generare risorse.

La conseguenza alla sottrazione continua delle risorse naturali, è il crollo della pesca, la diminuzione della superficie a foreste, l’impoverimento dei sistemi ad acqua dolce e l’accumulo di emissioni di anidride carbonica. Ma il superamento della “biocapacità” contribuisce anche ai conflitti tra le risorse, alle guerre, alle migrazioni di massa, carestie, malattie che tendono ad avere un impatto spropositato nei poveri. (Fonte “Planet living report 2012).

La conseguenza del consumismo spropositato è la produzione di rifiuti, quelli che consideriamo scarti perché inutilizzabili.

Il frutto del nostro consumismo mal gestito

L’annuario di ISPRA Ambiente attesta che la produzione dei rifiuti urbani in Italia, sia di 32,1 milioni di tonnellate, mentre quelli speciali circa di 128,5 milioni di tonnellate anno. Non tutti sono compostabili o recuperabili; la maggior parte dei nostri scarti finisce in discarica o negli inceneritori. L’impatto sull’ambiente e sulla società (che deve pagare per gestire questa enorme quantità di rifiuti) è davvero elevato.

In latino rifiuto, “vastus”, definiva in passato qualcosa di inoccupato, incoltivabile. Il rifiuto “moderno” è invece figlio del consumismo e si definisce uno scarto.

Ma perché i rifiuti devono per definizione essere inutilizzati? Perché non dargli una nuova vita creando nuovi guadagni e nuovi posti di lavoro come insegna la “Blue economy”*?

I rifiuti possiamo cominciare a chiamarli output in una prima fase e input in una seconda fase, quando rientrano nel processo produttivo continuando il loro ciclo di vita.

Progetto Cellula nasce dall’osservazione diretta della cellula come la più piccola struttura classificabile come vivente. Ogni cellula può esser definita come un’entità chiusa ed autosufficiente: essa è infatti in grado di assumere nutrienti, di convertirli in energia, di svolgere funzioni specializzate e di riprodursi se necessario. La cellula quindi è un sistema vitale, che si autoregola, si nutre, digerisce, riassorbe e riutilizza i prodotti della digestione e i propri “rifiuti”. È un sistema che funziona e la realtà può confermare tale affermazione!

Perché non usare questa perfetta gestione anche per le nostre città?

Il rifiuto per uno può essere un nuovo prodotto per un altro.

Lavorare a livello locale è indispensabile per gestire una rete di “output” che possono essere condivisi. Ogni città dovrebbe assumere questo metabolismo per controllare le proprie necessità e i propri rifiuti; per il proprio benessere sociale e ambientale.

Dalla demolizione selettiva piuttosto che dalla demolizione tradizionale, si possono recuperare e vendere materiali per la riqualificazione in edilizia; dagli scarti agricoli si possono produrre pannelli strutturali e isolanti; dagli scarti del caffè si possono produrre funghi commestibili.

Una rete a livello locale permette la condivisione e il risparmio di risorse e crea una comunità consapevole e educata alla sostenibilità.

“Non pretendiamo di più dalla Terra. Facciamo di più con ciò che la terra ci offre”.

*Gunter Pauli

Conseguenze ambientali dell’estrazione di materiali vergini

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